La Spira mirabilis è una figura geometrica che gode di una particolarissima proprietà: di qualunque dimensione essa sia, risulta sempre sovrapponibile a se stessa. Allo stesso modo il nostro progetto mantiene la propria identità indipendentemente da quanti musicisti ne prendano parte. Si tratta infatti di un appuntamento che essi si danno con una partitura scelta ogni volta dal repertorio cameristico o sinfonico per approfondirne lo studio e la conoscenza elaborando una idea comune, nuova e nella quale ciascuno si riconosca.


L'esigenza di questi incontri è nata dove non ci si aspetterebbe: siamo tutti professionisti e abbiamo la fortuna di essere coinvolti in molte delle più dinamiche ed interessanti realtà musicali europee, e questa fortuna invece di darci piena soddisfazione, ha alimentato in noi il desiderio di qualcosa di diverso, che alla nostra attività si affiancasse, fino a diventare per alcuni di noi la cosa più importante e musicalmente soddisfacente.


Spira mirabilis non siamo noi musicisti: è il progetto che ci lega.



Studiare la musica: esperimento e rischio


1 - Suonare senza direttore

E' piuttosto semplice per un gruppo di buoni musicisti suonare insieme senza direttore.

Ci sono gruppi senza direttore in cui il Primo Violino di fatto dirige: dà gli attacchi, guida, conduce le prove. In altri gruppi le idee di ciascuno sono tenute nella medesima considerazione, e tutte incluse nella lettura finale in nome della democrazia, ma spesso a discapito della coerenza. Noi cerchiamo una terza via: creare insieme il nostro invisibile direttore ideale. Stiamo costruendo passo dopo passo un modo comune di leggere il testo musicale (la scrittura musicale ha poco di oggettivo: è "suggestiva") ed un'identità forte abbastanza da rifiutare le idee che ne intacchino la coerenza ed elastica abbastanza da includere quelle (tantissime!) che ne arricchiscano e colorino la sostanza. La ragione per cui ci prendiamo il tempo di formare questo “pensiero collettivo”, è che pensiamo valga la pena ascoltare qualcosa che sia il prodotto di molti cervelli e cuori al lavoro, invece del pensiero di una singola persona che guida un gruppo di musicisti.


2 - Studiare gli strumenti d'epoca

Ogni anno ci prendiamo il tempo per un paio di progetti su strumenti d'epoca (fino ad ora abbiamo affrontato repertorio da Haydn a Beethoven e Rossini su strumenti classici). Lo facciamo prima di tutto perché ci piace molto, sebbene, per molti di noi, sia piuttosto nuovo ed impegnativo. Lo facciamo anche perché crediamo fermamente che sia cruciale il momento in cui torniamo agli strumenti moderni, con i quali lavoriamo la gran parte del tempo, e suoniamo il repertorio classico e del primo romanticismo: dopo quell'esperienza lo facciamo con una sensazione ed una consapevolezza completamente diverse!


3 - Prendersi rischi

Stiamo costruendo un modo comune di reagire gli uni agli altri mentre suoniamo, soprattutto in concerto. Qualcuno prenderà un'iniziativa all'interno del gruppo che verrà da tutti percepita, interpretata allo stesso modo ed alla quale il gruppo coerentemente reagirà, secondo un gusto condiviso. Ci prendiamo molti rischi in quel che facciamo ed in come lo facciamo: a volte funziona ed a volte no, ma la cosa fondamentale è che lo facciamo per una ragione. E non abbiamo paura di cambiare le nostre opinioni.


4 - Appuntamento con un pezzo, uno solo

Questo è uno degli esperimenti più soddisfacenti che abbiamo tentato. Abbiamo scelto di suonare un solo pezzo nei nostri concerti per focalizzare sia le nostre energie sia l'attenzione del pubblico. E' ottimo per noi concentrarci sullo studio di un solo pezzo e potervi dedicare molto tempo ed è bello per il pubblico poter trarre il massimo da una singola esperienza d'ascolto. Ci siamo anche accorti che molte persone, alla fine dei nostri concerti, erano invogliate a ritornare, e volevano ascoltare altra musica. Ci ha fatto piacere vedere che invece di saturare un bisogno di musica lo stavamo creando.


5 - Il concerto come condivisione

Spesso diciamo al pubblico che per noi il concerto è solo un piccolo pezzo di un puzzle ben più grande. Non lo pensiamo come un punto di arrivo ma come l'istantanea di un passaggio della nostra crescita e maturazione. Condividere quest'istantanea significa condividere la nostra visione: essere musicisti nel modo più appassionato ed impegnato. Spira mirabilis non nasce da un indeterminato bisogno del pubblico: Spira mirabilis condivide con il pubblico le ragioni per cui esiste, e, facendo questo, porta con sé il pubblico coinvolgendolo e rendendolo parte attiva della propria esperienza.



Alla ricerca di persone, luoghi e significati


1 - Nuovi pubblici

Fin dall'inizio del nostro percorso, abbiamo sentito l'esigenza di mantenere questo progetto ai margini delle consueta vita musicale: abbiamo cercato luoghi dove poter provare con tranquillità, prenderci i rischi di cui abbiamo parlato ed infine condividere il risultato della settimana di studio con un pubblico che non avesse già deciso a priori cosa aspettarsi dalla sinfonia che andava ad ascoltare.

Queste condizioni si possono realizzare solo in piccoli paesi, dove molte delle persone non hanno mai avuto la possibilità di ascoltare musica d'arte, dove durante la settimana di studio creiamo un vero rapporto con chi nel paese vive e lavora.

E ci ha emozionati vedere l'impatto che una sinfonia di Beethoven, Schubert o Mendelssohn studiata a fondo, con onestà, ha su persone che non immaginavano di poter apprezzare musica così difficile. Raramente, forse mai nella vita professionale, ci era capitato di sentirci “ascoltati” come in questi concerti. E molte delle persone che ci sono venute a sentire, ora hanno voglia di conoscere, capire ed ascoltare questa musica: non stavamo coscientemente cercando nuovi pubblici, ma crediamo davvero di averli trovati.


2 - Nuovi luoghi

La musica d'arte, oltre ad avere un pubblico piuttosto definito, è legata ai luoghi che quel pubblico frequenta. Primi fra tutti i teatri e le sale da concerto. Non c'è nulla di male in questo. Ma il fatto che la musica a cui noi dedichiamo il nostro studio sia così circoscritta a pochi luoghi nei quali molte persone mai sono andate e mai vorrebbero andare è secondo noi un limite. Abbiamo quindi pensato di cercare altri posti dove condividere i risultati del nostro lavoro. Da un lato le situazioni inusuali in cui suoniamo nei paesi di provincia, spesso privi di teatro, dall'altro quelli che noi chiamiamo “attacchi terroristici”. Sono “intrusioni musicali” il cui obiettivo è colpire velocemente un luogo dove mai entrerebbe il genere di musica che noi suoniamo, e colpire le persone che lo frequentano, portando loro un messaggio che non hanno chiesto di ricevere. In questo modo abbiamo suonato in strada, in piazza, sul sagrato di una chiesa, in un centro commerciale, su un traghetto. E più il luogo è strano, le condizioni sono avverse, c'è rumore, più ci impegniamo a suonare al meglio, come se fossimo nella più importante sala da concerto, usando tutte le energie per realizzare ciò che abbiamo studiato ed imparato durante i giorni di prova. Non è un modo di fare spettacolo: è per noi un tentativo di abbattere le barriere culturali che tengono chi suona e chi ascolta così lontani.


3 - La musica è un linguaggio difficile

Una larga percentuale di persone oggi non è abituata ad ascoltare musica classica, o non sente il desiderio di allargare ad essa i confini della propria esperienza musicale.

E' molto di moda cercare di rendere più digeribile la musica colta per il pubblico non abituato ad ascoltarla scegliendo: a) un repertorio molto tradizionale e conosciuto, o b) accostando ai pochi brani più ostici altri di più semplice ascolto. L'idea a monte di questa concezione è che tutto sommato la musica è una e non esistono vere differenze tra i generi: si può ascoltare ed apprezzare tutto. Secondo noi questa affermazione è vera solo in parte.

Siamo fermamente convinti che siano molti i problemi nella comprensione della musica classica oggi. Il pubblico entra in contatto con un linguaggio vecchio di due o trecento anni, che può essere parzialmente o completamente “morto”. Gli stessi musicisti faticano a capire il vero significato di certa musica, e crediamo che il primo passo da compiere per noi musicisti sia il porci domande, continuamente, durante il periodo di prove, cercando di trovare un messaggio, ed un “codice” che permetta alle altre persone di riceverlo. E' un processo che richiede molte energie, a noi ed al pubblico, ma pensiamo che -per la condizione della musica d'arte oggi- sia un punto cruciale dare vero significato alla vita del musicista ed all'esperienza dell'ascoltatore.